Due storie oglala-lakota (sioux) raccontate da Tahca Ushte (Lame Deer)

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“Lungo il cammino delle vostra vita fate in modo di non privare gli altri della felicità. Evitate di dare dispiaceri ai vostri simili ma, al contrario, vedete di procurare loro gioia ogni volta che potete!”

(Proverbio Sioux)

The Shortest Tale Ever Told

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Western Painted Turtle (Chrysemys picta bellii), tartaruga diffusa nelle Grandi Pianure americane 

Grandmother Left Hand Bull was telling the story of the frog and the turtle. «And I will bet you,» she said «that this is the shortest legend ever told».

Keha, the turtle, and Gnaske, the frog, were old friends. One day the frog and the turtle were sitting on a rock by the lake gossiping. Suddenly a storm came up, and a few raindrops fell. The turtle looked up anxiously to the sky, saying, «I don’t want to get wet, that would give me the sniffles».

«You are right,» said the frog, «it wouldn’t do to get wet. Let’s hurry!».

And with that, they both jumped into the lake. There!…….

 

La storia più breve che sia mai stata raccontata

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Northern Leopard Frog (Rana pipiens), rana diffusa nelle Grandi Pianure americane 

La nonna di Piede-sinistro-di-bisonte raccontò la storia della rana e della tartaruga. «E scommetto,» disse «che è la storia più breve che abbiate mai sentito».

Keha, la tartaruga, e Gnaske, la rana, erano vecchie amiche. Un giorno sedevano entrambe a chiacchierare su una pietra in riva al lago. All’improvviso si abbatté sul campo un temporale. Cominciarono a cadere le prime gocce di pioggia. La tartaruga scrutò timorosa il cielo e disse: «Non voglio bagnarmi. Quando mi bagno mi busco sempre il raffreddore».

«Hai proprio ragione,» confermò la rana «l’umidità non fa bene alla salute. Dobbiamo affrettarci».

Appena dette queste parole, entrambe si tuffarono nell’acqua.

Ma guarda un po’!…….

La civetta e il giovane guerriero

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Burrowing Owl (Athena cunicularia), civetta diffusa nelle Grandi Pianure americane 

La civetta è un’esploratrice. È un uccello intelligente. Se una civetta ti dà un avvertimento, ascoltala. Hinhan Win, la donna-civetta, se ne sta appollaiata al centro di quella grande strada che noi chiamiamo Ta-canka e i Bianchi “Via Lattea”. L’anima di un morto, se vuole raggiungere i beati pascoli, deve percorrere questa pista. Ancora oggi la maggior parte degli Indiani porta dei piccoli tatuaggi sulle mani e sui polsi, anche se a volte si tratta solo di qualche puntino blu. Quando un’anima o uno spirito vogliono raggiungere l’altro mondo, la civetta controlla se abbiano tali segni. In caso contrario getta le loro anime giù dalla Via Lattea. Questi tatuaggi sono i passaporti degli Indiani per il Mondo degli Spiriti.

Dunque, una volta un giovane guerriero si trovava con una pattuglia di esploratori vicino al villaggio del nemico. Si era allontanato dagli altri già da tre giorni e aveva piantato una piccola tenda, che gli arrivava all’altezza delle spalle. Al suo interno aveva un recipiente di pelle pieno d’acqua, un piccolo fuoco e le sue armi. Aveva mangiato un pollo selvatico che aveva colpito con le sue frecce e ora attendeva che sorgesse la luna. Allora sarebbe ripartito. Nel frattempo si preparò alcune frecce nuove, poiché si trovava in territorio nemico ed era possibile che ne avesse bisogno all’improvviso.

Mentre raddrizzava lo stelo di una freccia, udì tutto a un tratto il verso di Hinhan Win, la civetta: «Wuh, wuh, wuh!».

La sua sorpresa fu tale che il guerriero sobbalzò dallo spavento e lasciò cadere la punta della freccia nel recipiente pieno d’acqua che si trovava davanti a lui. Quando si chinò a raccoglierla vide riflettersi nell’acqua il volto di un nemico, che lo stava spiando attraverso le “orecchie per il fumo” 1. Il giovane si comportò come se non si fosse accorto della sua presenza. Poi si voltò con estrema rapidità, afferrò il suo arco e lo colpì al viso con una freccia.

In tal modo il giovane guerriero aveva ucciso il suo primo nemico, aveva “contato il suo primo colpo”. Aveva guadagnato la sua prima penna d’aquila 2. E state pur certi che fu molto festeggiato dalla sua pattuglia. Infatti aveva portato ai compagni entro il tempo stabilito tutte le informazioni di cui avevano bisogno. La civetta gli aveva salvato la vita. Quando Hinhan Win lancia il suo richiamo, è molto meglio per noi se le prestiamo attenzione.

 

 

1 Si tratta di due aperture che venivano realizzate nella parte superiore della tenda per permettere la fuoriuscita del fumo. (N.d.T.)

2 Nel linguaggio sioux e cheyenne “conta un colpo” chi ruba i cavalli alle tribù rivali, uccide un nemico o comunque si rende protagonista di un’impresa ardita. Ogni guerriero porta tra i capelli un numero di penne pari al numero di “colpi” messi a segno nella sua vita. (N.d.T.)

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Riserve dei Sioux

(Queste storie sono tratte da “The Sound of Flutes and other Indian Legends“, transcribed and edited by Richard Erdoes [“Il suono del flauto e altre Leggende Indiane“, raccolte e pubblicate da Richard Erdoes], New York, Pantheon Books, 1976: 44. Per la traduzione italiana mi sono affidato a quella di Giuseppe Cospito presente in “Fiabe Sioux e Cheyenne” (a cura di F. Hetmann), Milano, Arnoldo Mondadori Edizione, 1994: 33-35).

 

 

Il significato simbolico della civetta in altre culture:

 

1. La civetta, che ha una spiacevole reputazione di ladra e della quale – contrariamente al parere di Rabelais – è stato fatto un simbolo di bruttezza era l’emblema di Atena (per approfondimenti leggere: http://www.gruppoitalianocivette.it/Dimitriadis%20GIC04%20(x%20pubblicazione).htm). Uccello notturno, in rapporto con la luna, non può sopportare la luce del sole e si oppone in questo all’aquila, che invece lo fissa a occhi spalancati. Guénon ha notato che, in questo (come nel suo rapporto con Atena-Minerva) si può individuare il simbolo della conoscenza razionale, percezione della luce riflessa (lunare), opposta alla conoscenza intuitiva, percezione della luce diretta (solare) (GUES). Forse per questo motivo la civetta è tradizionalmente un attributo degli indovini, simboleggiando quella chiaroveggenza che essi esplicano non direttamente, bensì attraverso l’interpretazione dei vari segni che si offrono alla loro attenzione.

Nella mitologia greca la civetta è rappresentata da Ascalafo, figlio di Acheronte e della ninfa dell’oscurità: essa vede Persefone assaggiare un frutto infernale (un chicco di melagrana) e la denunzia, togliendole così ogni speranza di risalire definitivamente alla luce (GRID). «La civetta, uccello di Atena, rappresenta la riflessione che domina le tenebre» (MAGE, 108).

 

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Moneta greca antica con la raffigurazione della civetta di Atena

 

 

2. Presso gli Aztechi, essa è, con il ragno*, il simbolo del dio degli inferi, in diversi codici è rappresentata come «la guardiana della casa oscura della terra» e, associata alle forze ctonie, è anche una metamorfosi della notte, della pioggia, delle tempeste. Questo simbolismo la fa talvolta associare alla morte e alle forze dell’inconscio lunare-terreno che comandano le acque, la vegetazione e la crescita in generale.

Nel materiale funerario delle tombe preincaiche Chimu (Perù), si incontra spesso la rappresentazione di un coltello sacrificale a forma di mezzaluna, sormontato dall’immagine di una divinità in parte umana e in parte animale a forma di uccello notturno, civetta o gufo. Questo simbolo, manifestamente legato all’idea della morte o del sacrificio, è ornato con collane di perle* e di conchiglie* marine, il petto è dipinto di rosso e la divinità così rappresentata è spesso affiancata da due cani*, di cui ben si conosce il significato di psicopompo. Questo gufo, o civetta, ha spesso un coltello sacrificale in una mano, e nell’altra, il vaso destinato a raccogliere il sangue della vittima (GRID).

 

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Civette guerriere a confronto: presso i peruviani Moche (in alto) e gli Antichi Greci (in basso).

 

 

GRID Grimal Pierre, Dictionnaire de la mythologie grecque et romaine, 3a ed., Parigi, 1963.

GUES –, Symboles fondamentaux de la Science Sacrée, Parigi, 1962; tr. it., Simboli della scienza sacra, Milano, 1975.

MAGE  Magnien Victor, Les mystères d’Eleusis (Leur origine, le rituel de leur initiations), Parigi, 1950. 

 

(tratto dal “Dizionario dei Simboli” di Jean Chevalier e Alain Gheerbrant, BUR Dizionari, 2006)

Scoprendo Tahca Ushte (Cervo Zoppo)… 

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Lame Deer (Cervo Zoppo), traduzione inglese del suo nome in lakota che è Tahca Ushte (Táhca Hušte, pronunciato /tá-hhca hušte/), noto anche come John Fire o John (Fire) Lame Deer e successivamente come The Old Man (L’Uomo Vecchio), nacque nel 1900 o nel 1903 (le fonti sono discordi) nella riserva indiana di Rosebud (Rosebud Indian Reservation) nel Sud Dakota (U.S.A.) e ivi morì nel 1976. Era un “Uomo Santo” (holy man) della tribù dei Sioux Oglala-Lakota e apparteneva alla Società Heyoka (Società dei Contrari; per chiarimenti leggere: http://www.farwest.it/?p=329). Oltre che “Uomo Santo” e scrittore, Lame Deer nella sua vita è stato anche, come ha scritto nella sua autobiografia,  clown (e cavalcatore) di rodeo, proprietario di un ranch, mandriano, ladro (di auto), agente di polizia della riserva e pittore.

a92b9662a6b3f02cf531e6cd7113d65b.jpgSuo padre si chiamava Silas Fire Let-Them-Have-Enough, mentre sua madre era nota come Sally Red Blanket (Coperta Rossa). Seguendo il costume lakota, Lame Deer visse con i suoi nonni apprendendo da loro tutte le antiche tradizioni del suo popolo, fino all’età di 6 o 7 anni, dopo di che fu mandato in una scuola vicina alla sua famiglia e lì rimase fino all’età di 14 anni. Venne poi condotto in uno dei collegi gestiti dall’U.S. Bureau of Indian Affaire per la gioventù indiana. Questi collegi furono ideati per “civilizzare” i Nativi Americani dopo la loro forzata introduzione nelle riserve. La vita di Lame Deer da ragazzo fu aspra e selvaggia; viaggiò e lavorò come cavalcatore prima e come clown (rodeo clown) poi nei rodei. Secondo la sua personale descrizione, divenne un bevitore ed un accanito giocatore d’azzardo oltre che un donnaiolo, e una volta seguitò per molti giorni a dedicarsi al furto d’auto e al bere smoderatamente. Alla fine, trovò per caso la casa dove l’originaria pipa della pace, consegnata ai Lakota dalla “mitica” e “soprannaturale” Donna Vitello del Bisonte Bianco (White Buffalo Calf Woman), era conservata;  Lame Deer rimase molto sorpreso quando il custode della pipa gli raccontò che la pipa lo aveva atteso per molto tempo. Questo episodio impresse una svolta nella vita di Lame Deer, il quale mise radici e iniziò la sua nuova vita come wichasha wakan (“Uomo della Medicina”, o più precisamente “Uomo Santo”). Lame Deer entrò poi a far parte della Società Heyoka, che impone agli adepti l’obbligo di dire il contrario di quanto si vuole intendere, di fare il contrario di quanto è stato domandato, e, generalmente, di comportarsi in modo contrario al senso comune. Dopo essersi trasferito nella Riserva di Pine Ridge (Pine Ridge Reservation) e aver viaggiato per tutta la nazione, Lame Deer acquistò notorietà sia presso i Lakota che presso il pubblico americano quando la cultura e la spiritualità indigena stavano attraversando un periodo di rinascita che il movimento psichedelico degli anni ’60 doveva ancora distruggere. Lame Deer partecipò spesso agli eventi dell’American Indian Movements, inclusi i sit-in alle Black Hills, terra che appartiene legalmente ai Lakota (che considerano le Black Hills come l’asse del mondo) e che era stata ripresa dal governo statunitense a seguito della scoperta dell’oro. Dopo la sua morte, nel 1976, l’eredità spirituale di Lame Deer sarebbe passata a suo figlio, Archie Fire Lame Deer, anch’egli divenuto un rispettatissimo wachasha wakan; la tradizione di famiglia continua oggi attraverso i figli di Archie.

Lame Deer come scrittore:

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Lame Deer narrò un resoconto dettagliato della sua vita e della cultura sioux a Richard Erdoes, autore di molti libri sui Nativi Americani, che aveva conosciuto a New York durante la marcia della pace di Martin Luther King nel 1967. Grazie a questo incontro, nel 1972, venne pubblicato il libro autobiografico “Lame Deer, Seeker of Visions” (“Lame Deer, Cercatore di Visioni“) scritto in collaborazione con Richard Erdoes, che avrebbe scritto in seguito altri libri su Lame Deer e sui Sioux.

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(Tratto da: http://en.wikipedia.org/wiki/Lame_Deer#_ref-0)