Il dialetto foggiano (Fuggiànë)

Per dialetto foggiano si intende la variante della lingua latina parlata a Foggia a partire dalla fondazione della città, risalente al secolo XI fino ad oggi. Rientra nei dialetti pugliesi settentrionali a loro volta connessi al gruppo del meridionale intermedio (laziale-meridionale, campano, abruzzese, molisano, pugliese settentrionale, lucano).

Parlato in: Italia, provincia di Foggia e in parte del Molise meridionale.

Numero dei parlanti: 160.000 cittadini più migliaia di emigrati nel mondo.

Classifica: non nelle prime 100.

Filogenesi: Lingue indoeuropee; Italiche; Romanze; Meridionale intermedio (Napoletano); Dialetti pugliesi settentrionali; Foggiano.

Storia:

Il foggiano può essere considerato come una varietà dialettale appartenente ai dialetti pugliesi settentrionali e che ha subito una forte influenza da parte del napoletano. Quest’influenza è avvenuta storicamente soprattutto durante la permanenza della “Regia Dogana della Mena delle Pecore di Foggia”, istituita dagli Aragonesi nel 1447 e soppressa durante l’occupazione francese del Regno di Napoli nel 1806, a causa del forte afflusso di pastori dall’Abruzzo e dalla Campania. L’abolizione della Dogana con la cessione dei terreni del Tavoliere ai privati segnò progressivamente la fine della transumanza, mentre già erano stati ceduti i terreni dei conventi. Questi episodi generarono un mutamento linguistico parallelo alla crisi della città che solo cominciò a riprendersi con il primo Novecento proiettandosi linguisticamente verso la Puglia anche se sopravvivono forme abruzzesi e napoletane. Le prime sono testimoniate dal tipo: u si per u sajë cioè ‘lo sai’, le seconde dal persistere delle forme del tipo: jamë ‘andiamo’ opposte al tipo barese sciamë che giunge fino a Carapelle, alle porte della città. Tullio De Mauro, nella sua “Storia linguistica dell’Italia Unita” parla di una città precocemente italianizzata. Sull’argomento si veda. Nando Romano, “Sull’ètimo di Foggia”, Foggia, 1986 e Idem, “I segreti delle vie di Foggia. La dogana antica”, Foggia, 1998.

Cenni di fonetica:

Non è possibile trascrivere il dialetto di Foggia con i segni dell’italiano in quanto l’italiano dispone di sette suoni vocalici mentre il dialetto di Foggia riconosce ben quattordici vocali compresi gli allofoni (useremo ë per “schwa“, vocale muta). Il dialetto di Foggia riconosce il suo vocalismo nel sistema vocalico latino più diffuso, comune al gruppo di partenza, ossia un gruppo proto-romanzo di sette vocali in cui gli esiti di I ed O brevi si uniscono con quelli di I ed O lunga, dato comune all’italiano. Per cui voci come neve, dal latino NIVEM, e voci come seta, dal latino SETA, conservano uno stesso esito vocalico come in italiano. Mentre gallina (GALLINA) esita in i. Per fare un esempio contrastivo, in siciliano si ha: gaddhina, nivi, sita. Così i tipi UVA, NUCEM, HORA, che in siciliano passano ad u, mentre in italiano e toscano si basano su una u ed una o chiusa. Differentemente dal toscano il foggiano è contrassegnato da una complessa metafonia, ossia l’influenza delle vocali finali sulla tonica, per cui si dice purkë (PORCUS) opposto a pòrkë (PORCA), in tal modo la metafonia viene utilizzata per opporre maschile e femminile, singolare e plurale ed infine per le persone dei verbi (vèvë, vivë per bevo, bevi). E tuttavia Foggia conosce, come i dialetti pugliesi settentrionali altre alterazioni vocaliche, a seconda se la vocale latina si trovi in sillaba aperta e chiusa: u vindë (VENTUM) con e breve, e apèrtë (APERTA) che si oppone al maschile apirtë con metafonia (APERTO). Lo schwa, o vocale muta, domina il panorama vocalico, ancorché atono, nella voce fëmmënèllë è presente per ben tre volte in una sola parola. Una ultima particolarità: non chiedete ai foggiani di pronunziare una è o una o chiusa. Nel pur ricco inventario vocalico del dialetto foggiano non esistono questi suoni, qualificandosi la è di rètë (RETE), come una turbata anteriore colorata da una leggera procheilia (avanzamento delle labbra), mentre la o chiusa come una turbata posteriore aprocheila, es.: a rotë (ROTA), italiano ruota. Così come è alterata la procheilia della u di uvë (UVA), e della semicentrale i di gallinë che i giovani pronunziano come una e chiusissima. Sicché il dialetto foggiano dispone di tre i e tre u: es: gallinë (semicentrale) gallinë (e chiusissima) littë (letto) i molto chiuso, e uvë, già descritto, fukë (fuoco) u molto chiuso, brottë (brutto) o chiusissima. Il consonantismo invece mostra fatti connessi all’area come la sonorizzazione delle sorde post-nasali, per cui le consonanti occlusive sorde p, t, k, passano a b, d, k, dopo la nasale tipo: dendë (dente), kumbagnë (compagno), angorë (ancora) ed anche ns passa a nz (non zo). Fra i fenomeni sintattici notevole l’accusativo alla greca (a facciastortë: colei dalla faccia storta) o l’accusativo con preposizione ma solo nel caso di oggetto animato (e vist’a MMarië? Hai visto Mario?) che sta prendendo piede anche in italiano (Nando Romano). Un altro fenomeno importante nella pronuncia delle parlate foggiane è la conservazione del gruppo consonantico –ll– (galle pergallo, cavalle per cavallo) che nel resto della Puglia diventa –dd– (gadde, cavadde). Sul piano morfologico il foggiano è caratterizzato dalla presenza del condizionale, che non troviamo invece negli altri dialetti pugliesi, come sì magnarríe, nel foggiano, equivale a mangerei, sarríe a sarei.

tratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Dialetto_foggiano (scritto dal dialettologo e scrittore Nando Romano) e da “Puglia” di Alberto A. Sobrero e Immacolata Tempesta, Editori Laterza, 2002.

Esempio di dialetto foggiano (tratto dal ridoppiaggio del “Gladiatore” in foggiano):

 

Il dialetto foggiano (Fuggiànë)ultima modifica: 2007-06-09T16:20:00+00:00da okram20
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12 pensieri su “Il dialetto foggiano (Fuggiànë)

  1. Caro Ciro, dietro questo blog ci sono solo io (Okram20) quindi l’uso del plurale è superfluo ma tu chiaramente non potevi saperlo. Mi fa piacere che hai visitato il post sul foggiano e soprattutto che ti appelli a me in merito ad una questione dialettologica. Secondo me la versione più corretta, tra quelle che hai indicato, è: ” ‘U Crucèsë ” ma puoi anche scrivere ” ‘U Crucèse ” (con la “e” finale capovolta: purtroppo il font base utilizzato dai commenti del blog non mi permette di inserire questo carattere per mostrartelo ma immagino che tu lo conosca già). Naturalmente tutto dipende dallo stile di trascrizione fonetica che hai utilizzato nel corso dello studio: se è uno studio scientifico a livello universitario puoi usare anche l’I.P.A., se invece è uno studio sempre scientifico ma di tipo divulgativo puoi sia utilizzare la “ë” o la “e (capovolta)” per la vocale muta nota come “schwa”, sia utilizzare la semplice “e” facendo presente in nota al lettore che quella “e” va letta alla francese; l’unico consiglio che posso darti è questo: qualsiasi sistema usi l’importante è che lo omologhi per tutta la durata del testo. Imbocca al lupo per il tuo studio! Torna presto a visitare il mio sito e a commentare.

    Ciao!

    Okram20

  2. Non so chi siete ma divulgare il vernacolo foggiano senza uno studio approfondito mi sembra utopia. Dire dialetto foggiano è sbagliato, quando si parla di dialetti si nomina la regione pertanto si può dire dialetto pugliese. mentre per il foggiano si dice vernacolo foggiano, e poi lo studio del vernacolo foggiano è una casa seria, per rispondere all’amico che vi ha fatto una domanda si dice: ‘u crucèse.
    Se vuoi saperne di più clicca: http://www.felicestella.it

  3. per favore se mi puoi aiutare
    devo scrivere un testo che contiene le parole in vernacolo foggiano: maestro (riferito a un artigiano) e il diminutivo di Raffaele (raffaeluccio)
    che ne dici di mast Filucc oppure mastë Fëluccë
    ti ringrazio sin d’ora per la eventuale risposta
    Leonardo

  4. CArissimi
    fra dialetto e vernacolo non c’è molta differenza, dal punto di vista scientifico, usare il termine dialetto è un po’ meglio. Questa differenza piace molto ai teatranti perché mi pare la usasse anche Eduardo ma non è proficua in sociol-linguistica.
    Per le trascrizioni puoi usare: Mastë Fëlùccë (la u tonica è quasi una o molto chiusa, prova a pronunziarla, per cui la indico con u aperta, opposta alla ú chiusa di fúkë).
    Gli apici che precedono ‘U cruc… non hanno luogo, non c’è nessuna aspirata prima di u: scrivere: u Crucêsë, il circonflesso, nella trascrizione di Anna Marino, mia consorte, dialettologa, che sar´pubblicata a breve, indica le quattro vocali centrali del dialetto di Foggia (ê, ô, î, û). Questa trascrizione con pochi segni diacritici non trascura nessuno dei tredici o quattordici fonemi del dialetto.
    Ciao Nando Romano

  5. Dimenticavo: la seconda c di crucêsë non è una c (ossia una medioplatale affricata sorda) bensì una ? non i segni per scriverla qui, tecnicamente una fricativa prepalatale sorda, come nel ciao dei romani e quasi come quello dei fiorentini, ri…ciao NR
    NB Provate sempre a pronunziare ed ad ascoltarvi se il caso registrandovi

  6. CArissimi
    fra dialetto e vernacolo non c’è molta differenza, dal punto di vista scientifico, usare il termine dialetto è un po’ meglio. Questa differenza piace molto ai teatranti perché mi pare la usasse anche Eduardo ma non è proficua in sociol-linguistica.
    Per le trascrizioni puoi usare: Mastë Fëlùccë (la u tonica è quasi una o molto chiusa, prova a pronunziarla, per cui la indico con u aperta, opposta alla ú chiusa di fúkë).
    Gli apici che precedono ‘U cruc… non hanno luogo, non c’è nessuna aspirata prima di u: scrivere: u Crucêsë, il circonflesso, nella trascrizione di Anna Marino, mia consorte, dialettologa, che sar´pubblicata a breve, indica le quattro vocali centrali del dialetto di Foggia (ê, ô, î, û). Questa trascrizione con pochi segni diacritici non trascura nessuno dei tredici o quattordici fonemi del dialetto.
    Ciao Nando Romano

  7. Il Romano quando dice u crucese il crocese fa diversi errori non considerando che quella u è un articolo pertanto va scritto ‘u con l’aferesi quando manca una vocale o una consonante bisogna mettere un’aferesi altrimenti nel nostro vernacolo come facciamo a distinguere una u consonante con una u articolo e non mi divulgo di più.

  8. Ciao sono Luèeg (Gino), nato in Via Freddo 54 nel 1954, se non sbaglio vicino al Rione Delle Croci a Foggia, (u riôn di i cr’c. Nonostante emigrato a sei anni a Torino, non mi sembra di avere perso la parlata foggiana e da quello che sento, non sono per niente daccordo su alcune parole scritte e dette in foggiano. Ad esempio:’u crucèse (mi sembra più napoletano), per me si scrive e si pronuncia così: u crucê’s. Forse è troppo têrazz’s (la vocale è muta), ovviamente non si può scrivere una pronuncia come il foggiano dove alcune lettere (mancanze di vocali) sono pronunciate con versi. Questo è il mio parere magari sbaglierò ma vorrei proprio sentirmi con il Signor Felice Stella a cui mando i miei più sinceri e cordiali saluti. Spero a risentirci, Gino (Gîggîn)

  9. Signor Stella, con tutto il rispetto verso un appassionato come lei delle cose foggiane: personalmente ero Preside di licei classici, laureato in dialettologia italiana e per per anni collaboratore del Consiglio Nazionale delle Ricerche in dialettologia italiana, se non sbaglio lei è un ex-pompiere o altro, mi corregga! Ma come per me sarebbe difficile fare il pompiere, o che cosa, così per altri è difficile inventarsi una scienza collaudata e complessa come la dialettologia! Per l’amore che porto per la mia città ritengo che la collaborazione sia la cosa migliore per questo mi sono permesso di intervenire e lo faccio ancora oggi.
    Passando all’oggetto: quando lei scrive e trascrive un dialetto deve limitarsi a rendere la sostanza fonica altrimenti l’impresa diventerà molto difficile. Quindi: accenti, spiriti, segni diacritici inutili lasciano il tempo che trovano e rendono difficile la trascrizione, peraltro il dialetto foggiano, con le sue tredici vocali, che lei, se non mi sbaglio, ha ripreso in internet da un mio intervento, necessiterebbe non dell’apice o di altri artifizi ma della trascrizione fonetica dell’IPA o dei romanisti per essere reso decentemente.
    E’ noto negli studi che gli appassionati come lei, non conoscendo la dialettologia, applicano la grammatica della lingua italiana al dialetto, cosa molto perniciosa in quanto il dialetto di Foggia ha fenomeni molto diversi dall’italiano che meritano una descrizione diversa. Sarebbe opportuno, nell’interesse della città di cui siamo figli, che gli appassionati collaborino con gli studiosi invece di mettersi in concorrenza!

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