I, too, sing America: omaggio a James Langston Hughes

9acdba5b48a45dcb7fc21df91c6c4346.jpg
I, TOO, SING AMERICA
by

James Langston Hughes   

 

 

 I, too, sing America.

I am the darker brother.

They send me to eat in the kitchen

When company comes,

But I laugh,

And eat well,

And grow strong.

 

Tomorrow,

I’ll be at the table

When company comes.

Nobody’ll dare

Say to me,

«Eat in the kitchen»,

Then.

 

Besides,

They’ll see how beautiful I am

And be ashamed:

I, too, am America.

 

 

ANCH’IO CANTO L’AMERICA

di

James Langston Hughes

 

 

Anch’io canto l’America.

Io sono il fratello più scuro.

Mi mandano a mangiare in cucina

Quando vengono gli ospiti,

Ma io rido

E mangio bene,

E divento forte.

 

Domani,

Siederò a tavola

Quando vengono gli ospiti.

Nessuno oserà

Dire di me,

«Mangia in cucina»,

Allora.

 

E poi,

Vedranno come sono bello

E si vergogneranno:

Anch’io sono l’America.

 

 

From The Collected Poems of Langston Hughes, published by Knopf and Vintage Books. Copyright © 1994 by the Estate of Langston Hughes. All rights reserved. Used by permission of Harold Ober Associates Incorporated.  

 

In questa splendida poesia blues, James Langston Hughes (1 febbraio 1902 – 22 maggio 1967) poeta, scrittore, romanziere, drammaturgo, nonché giornalista afro-americano, proclama con orgoglio la presenza dei neri nella società americana. L’autore ci assicura che inutilmente i razzisti cercano di escludere dalla parità dei diritti gli uomini di colore, che attendono con pazienza e con serena fiducia il riconoscimento concorde del loro contributo.

I, too, sing America: omaggio a James Langston Hughesultima modifica: 2007-06-03T17:05:00+00:00da okram20
Reposta per primo quest’articolo

37 pensieri su “I, too, sing America: omaggio a James Langston Hughes

  1. Mi fa piacere che ti piace..io personalmente ti consiglio di portarla agli esami xchè faresti cmq una bella figura..è una specie di inno sulla capacità di resistenza e di “lotta” (in questo caso intellettuale) dei dominati sui dominanti..dei vinti sui vincitori..e quindi..non so il programma che porti..ma un modo x collegarlo potrai sempre trovarlo.

  2. QUESTA POESIA MI PIACE MOLTO INFATTI HO DECISO DI PORTARLA A GLI ESAMI DI 3 MEDIA …MI PIACE PERCHE AVIDENXIA UN VALORE IMPORTANTE ED ANCHE PERCHE è MOLTO SEMPLICE INFATTI ANCHE SE NON SONO UN ASSO IN INGLESE RIESCO A PRONINCIARLA IN MODO DECENTE

  3. @ lulla: veramente rabbrividente, vero? sì, in effetti riflette molto quella parte xenofoba e razzista ancora fortemente presente nella nostra cultura; bisognerebbe piuttosto domandarsi quali potenti logiche di “potere” (riprendendo il mitico filosofo M. Foucault) hanno oscurato questo testo dai libri di scuola: fino agli anni ’70 questa poesia era reperibile ed era correntemente studiata sui libri di testo di scuola media..poi scompare…perché? eppure è attualissima e andrebbe reitrodotta e studiata oggi più che mai dai ragazzi di quell’età come antidoto serio contro il razzismo…meno male che c’è il blog-libero direi a questo punto!!!
    @ ylenia: esattamente! ma la genialità dell’autore sta tutta nella sua sottile e sarcastica capacità di resistenza…una lotta-non-armata ma egualmente efficace…pone la questione sul concetto di “vergogna” che spesso è più potente di mille improperi…
    @ Simona: sono contento che la vuoi portare agli esami…fai benissimo..vedrai che farai una bella figura! p.s. c’è sempre tempo per imparare l’inglese (cominciamo con le poesie…che sono “semplici” ed entusiasmanti)! 😉
    @ Lucrezia: anche per te apprezzo il fatto che la vorresti portare agli esami…però (se vuoi un consiglio) devi imparare a pensare con la tua testa…se ti piace così tanto sono sicuro che riuscirai a scriverla da sola una bella parafrasi..leggila più volte e falla tua..molto spesso le parole più semplici sono le più profonde: prendi esempio dal nostro amato poeta! con poche e semplici parole ha costruito una poesia di una potenza sconvolgente!

  4. @ andrea: bravo, bravo! contento che ti piaccia…vedrai che colpirà anche i professori!
    @ anonimo: caro anonimo, se non ti piace non sei obbligato a portarla agli esami: puoi sempre portare un’altra poesia che ti piace e soprattutto che riesci a comprendere..ma se è come penso io, tu non apprezzi questa splendida poesia non perché “non ti piace” veramente ma perché, come dici tu stesso, “nn riesci a capirla”! Dunque, se è così si può ovviare: il significato è molto semplice seppure profondissimo. Adesso te la spiego…

    La poesia racconta la vicenda di un afro-americano: può essere sia uno schiavo nero nel periodo della schiavitù (quindi dal 1600 circa al 1865) che un nero non più schiavo ma comunque povero e costretto a lavorare da servo nella casa dei bianchi. A causa del razzismo preponderante specie in quegli anni in America (ma di razzismo oggi c’è n’è sempre tanto, sia in America che nel mondo!) il povero protagonista della poesia (di cui non ci viene detto volutamente il nome proprio per trasformarlo in un protagonista universale: lui è “the darker brother”, “il fratello più scuro” e abbraccia nella sua condizione tutti i “neri” sfruttati e disprezzati del mondo: quindi non solo gli afro-americani, ma anche gli africani, gli indiani dell’India, gli aborigeni australiani, ecc..) è costretto a mangiare in cucina quando vengono gli ospiti. Perché questo? Perché non si riconosce(va) ai neri la pari dignità di esseri umani: erano trattati come cani, che in genere vengono allontanati quando arrivano gli estranei, no?, per evitare che diano fastidio. Ecco, il “fratello più scuro” è trattato come una bestia, benché sia un indefesso lavoratore. Ma fin qui nulla di speciale e di innovativo: sì, se la poesia si fosse limitata a descrivere lo stato di fatto dello sfruttamento e del razzismo che subivano i neri in America sarebbe stato un bel documento di denuncia come ce ne sono già tanti. Ma la poesia ha un lato in più, un lato costruttivo. E questo lato è dato dalla sua capacità di risposta allo stato di esclusione, di marginalizzazione in cui viene posto. Anzicché ribellarsi, rubare ai padroni o fargli violenza fisica e quindi venire cacciato da quella famiglia e finire in galera (marginalità che si aggiunge a marginalità, in un crescendo che potrebbe portare il nostro amico dalla pelle scura fino a ritrovarsi abbrustolito su una sedia elettrica: e questo, bada, era il destino di tantissimi afro-americani che quando si ribellavano violentemente al sistema finivano stecchiti! E succede ancora oggi con le carceri in USA che pullulano di neri vittime più o meno coscientemente del sistema!), lui cosa fa? Sta al gioco dei padroni: mangia e ingrassa! E ne ride! Fa cioé un atto di protesta silente ma efficace: non attacca il sistema perché attaccandolo non riuscirebbe a sconfiggerlo..lui fa, invece, come fece Gandhi contro gli inglesi in India: fa quella che si chiama protesta-non-violenta! E la non-violenza si rivela spesso la migliore arma! E’ fiero di sé, ha coscienza di sé (quella che i militanti afro-americani hanno sempre cercato di far sorgere nei loro fratelli ancora “addormentati” nella “mentalità da schiavo”: la self-consciousness!) il nostro protagonista: non si abbatte, non si demoralizza…ma va avanti convinto che un giorno le cose cambieranno: e in effetti per certi versi le cose sono cambiate (le lotte di Rosa Parks, di M. L. King, di Malcolm X, di Angela Davis, ecc. sono state utili proprio a questo)! Oggi un afro-americano può sedersi a tavola tranquillo, non c’è più apartheid, e nessuno può più dirgli: “Mangia in cucina”! E questo il poeta Langston Hughes lo aveva colto con molto anticipo! Resta però l’ultimo punto: “e si vergogneranno!”. Io non so dire quanto oggi gli americani bianchi si vergognino di quello che storicamente è stato compiuto ai neri in passato (dalla tratta fino all’apartheid di fatto che dura fino ad oggi in forme meno evidenti ma sempre insidiose quanto in passato) ma è certo che il cambiamento è in atto: l’evento di portata straordinaria dell’elezione di Barack Obama (metà africano del Kenia e metà americano, quindi non propriamente afro-americano visto che i suoi antenati non hanno vissuto la schiavitù: ma per affiliazione della moglie Michelle, che è un'”autentica” afro-americana può essere fatto passare per afro-americano, cosa che, del resto, deve fare riflettere: il suo essere “black” è stato utilizzato più dagli altri che da sé, nella attuale campagna elettorale made in USA, in maniera costruitamente propagandistica, ma questo è un altro discorso che ci porterebbe lontano!) a presidente della coalizione democratica la dice lunga su quanto sia cambiata in meglio l’USA dai tempi di Hughes e del “darker brother” costretto a mangiare in cucina! Obama è il primo afro-americano a correre per la Casa Bianca! E siamo nel 2008 (occorre tener conto che i neri in America hanno avuto accesso al voto nel lontano 1870 – naturalmente non era previsto allora e non era nemmeno immaginabile che un nero, nemmeno se “mulatto”, avrebbe avuto l’azzardo, un giorno, di candidarsi alla presidenza -)! Sono passati da allora la rimarchevole durata di 138 anni! Quasi un secolo e mezzo e il passaggio all’elezione di Obama alla presidenza dell’intera nazione resta sempre molto lontana (ma questo in USA vale anche per cose all’apparenza più banali ma sempre significative: la prima miss di origine afroamericana si è avuta solo nel “recente” 1983 per quanto riguarda il concorso “Miss America” mentre nell’ancora più vicino a noi 1990 per quello di “Miss USA”). Resta poi la frase finale, che riprende cambiandolo leggermente, il senso dell’incipit e del titolo: “I too am America” (“Anch’io sono l’America”)! Una frase che è un motto..un motto per i vinti, un motto per i “fratelli dalla pelle scura”. Un motto che grida al mondo “vinto”, al mondo “nero” di non scoraggiarsi, di non combattere in maniera irrazionale il sistema, perché il sistema si può cambiare solo stando nel sistema! Si può cambiare specie con le riforme e con la cultura…si può cambiare anche con le poesie..come quella del nostro compianto ed amatissimo Langston Hughes (R.I.P.)!

  5. @ justin: perché dici di non avere capito niente? se la trovi “bella e piena di significato” vuol dire che in fondo il messaggio ti è arrivato..comunque se leggi il mio commento sopra ti può aiutare a capire meglio..se hai qualche dubbio non esitare a chiedere io ti posso aiutare! ciao e grazie per averla scelta!
    @ToMmY: mi dispiace che non riesci a capire il perchè l’autore se ne vada in cucina quando vengono gli ospiti, ma forse riesco a comprendere perchè tanti ragazzi di scuola media come te non afferrano il problema della schiavitù e del razzismo: forse la colpa è della scuola che non tratta abbastanza questo tema e soprattutto non lo tratta in maniera da colpire a dovere i ragazzi. Comunque, caro tommy, il protagonista della poesia va in cucina perchè allora in America i neri schiavi ed ex-schiavi non erano considerati persone ma animali e quindi non erano degni di sedersi a tavola con i padroni e gli ospiti entrambi bianchi..spero di essere stato chiaro..se hai altri dubbi anche tu chiedi pure e ti sarà risposto! ciao!!

  6. @paolo RAZZISTA e OMOFOBO: Ti lascio nella tua ignoranza e presunzione di superiorità..non voglio darti più importanza di quello che ti meriti..TI LASCIO Lì A MONITO E COMMENTO PER TUTTI: LANGSTON HUGES E’ ANCORA NECESSARIO E NONOSTANTE UN PRESIDENTE NERO C’E’ ANCORA TANTO CAMMINO DA FARE E TANTE BATTAGLIE DA FARE CONTRO TALI INDIVIDUI! P.S. ti auguro di redimerti presto!

  7. ma cm si fa a nn capire 1 poesia del genere!!! è spettacolare e tra tt qll k ho letto è anke la + bella!! è piena di significato e l’autore si è fatto un mazzo così, secondo me, x riuscire ad esprimere così bn i suoi sentimenti..guai a ki dice k è brutta!!! se la vedrà cn me!!! apparte gli skerzi è molto bella e x ki la vuole portare agli esami (compresa me!) dv esserne fiero/a e i prof vedranno k c interessiamo nn sl di “facebook” e altre cs “sceme e inutili” (cm dicono loro) ma anke di poesie e lavori seri

Lascia un commento